martedì 30 novembre 2010

Gli articoli di Wikileaks in Italiano, parte 1

Di Elizabeth Dibble, Ambasciata USA a Roma, 8 Gennaio 2010




1.Il direttore del Comitato per gli Affari Esteri Dr.Richard Kessler (Staffldel) ed il suo staff hanno avuto un colloquio con il Ministero degli Esteri Italiano e con i vertici dell'ENI, a proposito delle intenzioni dell'Italia circa le strategie multilaterali da adottare contro l'Iran per frenare il suo programma nucleare. Con il partito d'opposizione (PD) si è discusso di Iran, del ruolo italiano in Afganistan, del processo di pace in medio oriente, di Iraq e della non proliferazione. Fine riassunto.

L'IRAN DOMINA NEL COLLOQUIO
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2. L'8 Gennaio una tavola rotonda è stata aperta presso il Mministero degli Esteri. Partecipano Stefano Ronca (Direttore Generale per la cooperazione politica multilaterale), il suo vice Filippo Formica, il vice-DG per la cooperazione economica Claudio Spinedi. I Direttori di Gabinetto Massimo Marotti (Sicurezza politico militare e affari NATO), Diego Brasioli (Questioni G8 e Sfide Globali), Giovanni Pugliese (Controllo Armamenti e Non Proliferazione). Dopo la tavola rotonda lo Staffdel ha fatto una riunione con il vice Segretario Generale e Direttore Politico del ministero, Sandro De Bernardin.

3. Ronca crede che il deteriorarsi della situazione in Iran arriverà presto al culmine e che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dovrebbe intimare all'Iran, che strategie perditempo non funzioneranno;iIl Consiglio dovrebbe supportare questa posizione tenendosi pronto ad adottare ulteriori pressioni. Ronca e Spinedi hanno comunicato allo Staffdel che l'Italia è pronta ad esplorare, insieme con gli altri membri dell'UE, la possibilità di ulteriori sanzioni, che comunque dovranno essere conformi con i regolamenti UE e non dovranno colpire i diritti legali delle compagnie europee. Ronca ha suggerito che vengano bersagliati i settori della finanza, del gas, del petrolio e delle assicurazioni (ma non la Banca Centrale), e che la lista di prodotti sensibili al bando potrebbe essere espansa.

4. Spinedi, che (con Formica) ha partecipato all'incontro degli "Stati con idee comuni sull'Iran" (Washington, 7 ottobre), ha cominciato il suo intervento alludendo alla perdurante lamentela dell'Italia circa l'esclusione dal P5+1. Spinedi ha evidenziato che abbiamo bisogno di determinare che tipo di sanzioni sarebbero accettabili per la Cina e la Russia, aggiungendo anche che all'inizio di Gennaio, l'ambasciatore cinese all'ONU ha detto che la Cina "aveva bisogno di più tempo," e nota che ciò non fu un rifiuto totale a sanzioni più dure. Spinedi ha sostenuto necessario l'indurimento delle sanzioni già esistenti e la decisione di dove vogliamo esercitare ulteriori pressioni (specialmente nei settori del gas e del petrolio). Sarebbe importante determinare quali tecnologie, paesi come India e Cina, sono disponibili a fornire , e mettere l'embargo sulle altre. Spinedi riconosce che l'Italia non ha ancora imposto sanzioni legali vincolanti, ma che il Governo Italiano ha usato con successo la "persuasione morale."

5. Spinedi ha fatto presente come nell'incontro del 7 ottobre a Washington, le sanzioni proposte includevano come bersaglio il Comando della Guardia Rivoluzionaria Iraniana, ma nessun embargo sui raffinati del petrolio e sul gas. Spinedi ha fatto eco a Ronca nel dire che nei prossimi mesi l'Italia avrà bisogno di vedere come il resto dell'UE accoglierà le nuove sanzioni.

6. Sandro De Bernardin (Vice Segretario Generale del Ministero degli Esteri) ha comunicato allo Staffdel che l'Italia è ben consapevole del pericolo posto dall'Iran e che supporta una "linea dura." De Bernardin ha accennato ai considerevoli investimenti dell'ENI in Iran e ha qualificato come un "successo significativo" gli sforzi di "persuasione morale" dell'Italia, atti ad allontanare l'Iran dalle sue ambizioni sul nucleare. Sulle sanzioni, De Bernardin ha dichiarato che l'Italia è preparata ad assumersi la "propria parte di responsabilità," ma che le sanzioni sono un mezzo di pressione, non un obbiettivo; mezzi efficaci sono ancora da trovare. Dal punto di vista di De Bernardin, la politica interna degli Stati Uniti non deve influenzare negativamente altri paesi, e a riguardo la rinuncia da parte del Presidente è stata molto utile; Spera che tale rinuncia continui a figurarsi in futuro.

7. Kessler ha incoraggiato l'Italia a continuare ed a rinforzare i loro sforzi passati. De Bernardin è stato d'accordo che se l'Iran ottiene la bomba, altri poi cercheranno di avere armi nucleari e che il reggime iraniano deve capire che c'è un prezzo alto da pagare per la persistenza alla non-conformità. De Bernardin ha ribadito il supporto dell'Italia verso l'apertura al dialogo in aggiunta alle pressioni (approcio binario), e che "mettere l'Iran all'angolo," non è la stessa cosa che fermarlo. Ha qualificato l'Italia quale "giocatore cruciale," essenziale per catalizzare i consensi in Europa. Ha aggiunto poi che, data la situazione critica interna all'Iran, il reggime non è in una posizione tale da poter prendere alcuna decisione.

CHIAVE DEL SUCCESSO IN AFGHANISTAN
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8. Con riguardo alla situazione critica in Afghanistan, Ronca ha ammesso che dobbiamo rinforzare l'aspetto militare della campagnia, ma che la costruzione di istituzioni e l'ingaggio di Karzai contro la corruzione non devono essere abbandonati. Riguardo la sicurezza, Ronca ha detto che l'Italia aumenterà le sue forze di 1000 uomini durante la prima metà del 2010 e che il programma di addestramento della Polizia Nazionale Afghana è una priorità. Nel suo impegno civile, l'Italia ha commissionato 465 milioni di Euro in vari settori, tra cui sanità, educazione e giustizia. Ronca e Marotti sottolineano come il bisogno di una migliore coordinazione delle attività civili e militari, dovrebbe essere inserito nell'agenda della conferenza NATO a Londra del 28 Gennaio. Ronca ha osservato che, arrivare agli insorti è anch'esso un compito che dovrebbe essere perseguito. Gli Italiani sottolineano il bisogno di una strategia di sviluppo a lungo termine, basata sulle priorità afghane, ma che dovrebbe includere anche il coinvolgimento del settore privato e lo sviluppo di una buona governance.





IL CENTRO-SINISTRA (PD) DIFFONDE POSIZIONI SULLA POLITICA ESTERA
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9. Piero Fassino, capo del dipartimento di affari esteri del Partito democratico (opposizione), ha detto allo Staffel che il PD supporta l'iniziativa del presidente Obama di dialogare e costruire ponti con il mondo Islamico, ma è anche molto preoccupato riguardo lo stallo nel processo di pace in medio oriente ed alla "nuova ondata di terrore" in Afghanistan. In quanto all'Iran, il PD sostiene la soluzione tramite negoziati, ma Fassino si chiede se effettivamente l'attuale dirigenza iraniana sia in grado di negoziare credibilmente. Ha suggerito inoltre che potrebbe essere utile cambiare l'ordine delle priorità in Iran, ossia essere più flessibili sul nucleare ma essere più duri sui diritti umani. Secondo Fassino, il rischio maggiore della proliferazione nucleare è che governi irresponsabili come quello in Iran possano avere accesso ad armi nucleari, ma specifica che nel caso di altri paesi con armi atomiche quali Francia, Regno Unito e India, ci sia poco da temere. Ha chiesto poi se un governo democratico in Iran possa avere una posizione differente sul programma nucleare.

10. Fassino ha dichiarato che il PD sostiene il Governo Italiano nell'incremento del personale militare in Afghanistan, ma sottolinea come il rinforzo delle strutture civili e governative sia ugualmente importante. Sul processo di pace in medio oriente, Fassino considera la tregua di 10 mesi di Netanyahu come una "una piccola finestra di opportunità,"
ma mette in dubbio che sia abbastanza, dato il rifiuto di Israele a discutere lo status di Gerusalemme. Parlando di Iraq, Fassino dice che il processo di stabilizzazione deve essere sostenuto, non c'è alternativa.



L'ENI GIUSTIFICA LE ATTIVITÀ DELL'IRAN
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11. I vertici dell'ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) hanno detto alla delegazione, che l'ENI si sta adoperando per rispondere alle obbiezioni del Governo degli Stati Uniti circa le attività della compagnia in Iran, ma insistono che continueranno ad adempiere ai loro obblighi contrattuali in Iran. I vertici dicono che l'ENI ha capito il messaggio del Governo Statunitense di ridurre la loro presenza in Iran e come risultato ha già portato queste attività ai livelli minimi. Hanno poi munito lo Staffdel di una copia della lettera dell'Amministratore Delegato Eni (Scaroni) all'Ambasciatore Thorne, datata 16 Novembre 2009, circa le posizioni della compagnia (una copia è stata inviata al ministero delle attività produttive americano). Riferendosi a questa lettera, la deleagzione ha evidenziato che l'ENI non intraprenderà nuove attività in Iran, neanche tramite i suoi sottogruppi Saipem e Polimeri Europa. Hanno aggiunto poi, che dopo la riunione di Scaroni a Washington del 16 Settembre, la compagnia ha abbandonato i piani per un Memorandum d'Intesa con l'Iran circa la terza fase della valle petrolifera del Darquain. La delegazione ha dichiarato che nonostante le normative UE sollevino l'ENI dal rispondere ad interrogazioni ufficiali sulle operazioni in Iran, la compagnia è stata comunque trasparente nel fornire tali informazioni, su basi volontarie, al Governo Statunitense.

12. I delegati dell'ENI hanno affermato, che continueranno comunque a portare avanti attività di esplorazione e sviluppo ricadenti nelle obbligazioni contrattuali. I vertici della compagnia riconoscono che ci sia un sostanziale disaccordo tra l'ENI ed il Governo Statunitense circa quali attività siano nuove e quali siano vecchie (incluse nel contratto). A riguardo dicono che sperano di chiarire la questione con Washington durante alcune prossime riunioni di Gennaio con il Dipartimento di Stato ed il Ministero del Tesoro americani. Messi sotto pressione circa le esistenti obbligazioni, la delegazione ha detto che l'ENI è sotto contratto per raggiungere certi obbiettivi di estrazione, in ordine da garantire dei livelli di produzione stabiliti, all'interno di un limite di tempo. Hanno aggiunto anche che l'ENI deve tenere una soglia di produzione per  poter recuperare i capitali investiti. Inoltre spieagno che l'ENI riceve periodici pagamenti in petrolio dall'Iran, in quantità relative agli obbiettivi di produzione raggiunti.

13. I delegati ENI ammettono le frustranti difficoltà dell'operare in Iran, ma afferano che la priorità è quella di recuperare i capitali investiti, in accordo con i regolamenti UE. Il capitale totale investito è stimato dall'ENI in 3 miliardi di Dollari, di cui il 60% circa è già stato recuperato (circa 1,7 miliardi). I dirigenti della compagnia dicono che l'ENI deve ancora recuperare 1,4 miliardi di Dollari dalle sue operazioni in Iran; se tutto procederà come pianificato, l'ENI recupererà i capitali in questione verso la fine del 2013 o per l'inizio del 2014. Inoltre hanno spiegato come i contratti con l'Iran prevedano la possibilità di estensione nel caso in cui la compagnia non sia in grado di recuperare i capitali nei tempi prestabiliti. I dirigenti ENI avvertono che la compagnia potrebbe incontrare sanzioni UE nel caso di un ritiro prematuro dall'Iran a seguito delle pressioni USA.
THORNE (Ambasciatore)


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traduzione A. U.

1 commento:

  1. Da notare come il livello dei nostri diplomatici sia uguale a quello di una carota. Le uniche cose concrete vengono discusse con l'ENI. Italia, repubblica fondata sul capitale!

    Kondividete!

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