martedì 29 maggio 2012

Sventolando le nostre svastiche


I greci avevano un concetto brillante di storia. Per loro la storia era un ciclo ripetitivo di eventi, una sorta di specchio contro specchio in cui tu sei il presente ma ti vedi riflesso di continuo sia nel passato che nel futuro. L'importanza dello studio della storia umana diventa più che mai chiaro; chi conosce la storia capisce il presente, ed anticipa il futuro.

Alcuni decenni fa, in una Germania devastata dagli effetti della guerra, dalla crisi economica e dalla conseguente disastrosa recessione, un certo partito prese il potere. Questo partito, che si diceva nazionalista riusci a rubare il potere con la paura, il terrore e l'orrore del dito indice, quello che indica lo straniero, quello che giudica, quello vigliacco insomma. Per le retoriche nazionaliste l'oggetto dell'odio erano gli ebrei, non come religione, ma come etnia.

Coloro che si chiedono cosa possano gli ebrei aver fatto per attirare l'odio dei nazionalistici, si facciano un esame di coscienza e cinque minuti di vergogna, perché il loro dubbio è il seme dell'infamia. Gli ebrei non fecero nulla contro il popolo tedesco, gli ebrei erano semplicemente diversi, distinguibili con facilità in un gruppo di persone. Il tedesco, o per meglio dire l'ariano, è alto, biondo, occhi azzurri, carnagione chiara. l'ebreo, come tutti i semiti, è più basso, ha i capelli neri e la carnagione meno chiara. Insomma, per un occhio nazionalista distinguere un tedesco semita da un tedesco ariano era facile come appunto puntare un dito. La domanda vera che bisogna porsi è questa: perché i nazionalisti avevano bisogno di puntare il dito su qualcuno?


Come già detto la Germania era devastata da una pesantissima crisi economica, nata nel 1929 negli Stati Uniti e che si protrae in Europa per diversi anni sfociando in una seconda guerra mondiale. Le immagini storiche di quel periodo mostrano scenari inquietanti a causa della recessione. Spiegare al popolo tedesco le cause di questa situazione non era facile, quando ci si trova nel mezzo di una crisi economico finanziaria nessuno sa davvero come parlare al popolo che soffre. Ma un colpevole il popolo tedesco lo voleva avere, aveva bisogno di materializzare un capro espiatorio contro il quale scagliare la propria rabbia, la propria depressione. Questo è il motivo per il quale i nazionalisti avevano bisogno di puntare il dito contro gli ebrei; incolpare loro era facile.

Era facile perché ogni ariano era in grado di distinguere un ebreo nella folla, al mercato, all'ufficio postale, nelle scuole. In questo modo il partito nazionalista riuscì a convogliare nelle sue dialettiche tutto l'odio e la disperazione di un popolo in ginocchio. Questa è la prima fase verso lo sterminio, puntare l'indice.

Guardatevi intorno, prendete un giornale, accendete la TV. Sono sicuro che noterete che oggi fortunatamente, siamo abbastanza civili e maturi da non puntare più il dito contro nessuno, e da ignorare e denunciare quei politici che cercano di convogliare il nostro disagio sociale nelle loro pratiche infami e vigliacche del dito indice.

O forse no...

Se iniziassi a parlare dei media e politici italiani, sprecherei chilometri di inchiostro digitale, quel che mi terrorizza davvero è ciò che in questi giorni sta succedendo in Israele. Il partito israeliano al governo Likud è anch'esso un partito nazionalista. Il paese esce da anni di conflitti militari con i paesi limitrofi e come il resto del mondo attraversa una pesante crisi finanziaria. La risposta del governo israeliano è disarmante e pericolosamente simile a quella di quell'altro partito nazionalista di cui abbiamo trattato nei paragrafi precedenti. Alcune settimane fa il partito ha partecipato a dei comizi di piazza dove con esponenti di spicco ha puntato l'indice della vigliaccheria. Le vittime in questo caso sono i profughi di colore in fuga dall'Eritrea e dal Sudan, facili da distinguere dall'etnia predominante in Israele, quella semitica, e di conseguenza facili da incolpare di tutti i mali.

La folla, come sì può vedere dai video, è esplosa. Cortei violenti hanno marciato per i quartieri sud di Tel Aviv, linciando nel tragitto persone di colore, e addirittura una donna con un bambino piccolo in braccio. 

Una delle immagini più forti è forse quella della folla che di notte attacca e distrugge le vetrine di un negozio gestito da persone di colore, un episodio che tristemente ricorda la notte dei cristalli. La polizia, come dimostrano i video, è presente ma non ostacola le violenze e arresta solo venti persone. Una parlamentare del partito  nazionalista, Miri Regev, ha definito i profughi sudanesi "un cancro nel nostro corpo". In seguito si è scusata, ma non con i profughi, bensì con i malati di cancro.




Coloro che hanno cercato di difendere i profughi sono stati attaccati in tutti i modi. Nel video a sinistra si vede una folla inferocita contro una donna israeliana. Le viene gridato contro di tutto, i sottotitoli lasciano allibiti. Le si augura di essere "violentata da un negro" e che sia figlia subiusca la stessa sorte. Un traduttore online come google potrà aiutare chi non conosce l'inglese a capire il video.



I media italiani non si interessano del problema, ma di questo dovremmo esserne ormai abituati, in fondo giornali e telegiornali si interessano solo di quel che fa bene al potere.

Guardare al passato di insegna a prevenire errori già fatti, noi ci troviamo oggi nelle stesse condizioni in cui altri si son trovati prima di noi. La responsabilità di ciò che succederà negli anni a venire non sarà collettiva o generazionale, ne tanto meno politica o istituzionale; quando è in questione la vita umana, la responsabilità è personale, singola, individuale. Chiudere gli occhi equivale a sventolare una svastica. Speriamo che il popolo di Israele apra gli occhi.

A.U.



giovedì 16 dicembre 2010

Bilder av demostration på Stockholms Universitet.

 Following down here you can find some pictures of the demonstration at Stockholm University in support to the students protesting in the streets of Italy, United kingdom, Greece and all other countries in which students are standing up for their rights. 12/16/2010

A seguire potete trovare delle foto della manifestazione presso l'Università di Stoccolma tenutasi il 16 dicembre 2010 in supporto alle proteste degli studenti in Italia, Regno Unito, Grecia e altri paesi in cui gli studenti si stanno impegnando per i loro diritti













































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venerdì 10 dicembre 2010

Siamo tutti pesci rossi

Un grande artista scrisse: "mi vuoi dire caro Sancho che dovrei tirarmi indietro, perchè il male ed il potere hanno un aspetto così tetro?" Questi antagonisti sono in realtà un unica cosa, il "male" è un attributo del "potere" stesso; significa forse che il potere è in se, di principio maligno? Il "potere" è un soggetto particolarmente complesso, che nella nostra cultura ci è difficile identificare; non ci appare concreto perchè non lo comprendiamo, e nel tempo abbiamo imparato ad accettarlo come imposizione legittima. Il Rè regna perchè incaricato da Dio stesso, per la precisione ad esempio, la dinastia dei Merovingi in Francia ha governato insistendo sul fatto di essere discendente da Cristo stesso. Gli imperatori (medievali) avevano bisogno della legittimazione Divina per poter pretendere fedeltà dai sudditi; se un imperatore veniva scomunicato i sudditi non gli dovevano alcuna fedeltá. Sulle tracce di questa immagine astratta, continuamo a guardare il potere senza vederlo, senza capirlo.
Ovviamente l'unico motivo per cui i popoli accettavano la legittimazione divina del potere, era l'ignoranza. La cultura era riservata, e solo chi la possedeva poteva esercitare un po' di quel potere. Ma il popolo doveva rimanere ignorante affinchè questo sistema rimanesse stabile. Grazie a grandi movimenti e rivoluzioni siamo arrivati ad uno stadio di civiltà in cui la legittimazione del potere è cambiata. La classe borghese in ascesa, una classe che iniziava a vivere in un certo benessere, si è acculturata e ha capito quanto demenziale fosse un potere proclamato da Dio. Una società in cui si seguono i voleri personali di un rè e della sua aristocrazia, una società in cui le guerre si susseguivano solo per capricci dei regnanti o estremismi religiosi, una società in cui il popolo era proprietà di chi regnava in nome di Dio. Questo tipo di società non poteva più esistere. Immaginate se oggi un Premier europeo fosse nominato dal Papa in nome dello Spirito Santo. "Ego Pontefice Maximum Benedicto XVI declaro in nomine spiritus sanctis Nicolas Sarcozy Premier franchi!" Eppure questo è cio che succedeva...
La rivoluzione borghese ha portato il concetto di società ad un livello nettamente migliore. La società diventa Res Pubblica e anche dove rimane monarchia, la borghesia impone una costituzione con un governo elettivo. 

Abbiamo perso di vista il potere! 
Per quanto fosse astratto, prima lo potevamo indicare come volontà divina, intercessione dello Spirito Santo nella testa del Papa nel momento dell'incoronazione, e altre demenze simili. Ora il Potere è ancor più nascosto, e la sua legittimazione è inizialmente dubbia. Ad esempio, quando il 17 Marzo 1861 il Parlamento Sabaudo proclama il Regno D'Italia, lo fa con una formula inconsueta: dicono "Rè d'Italia per volonta divina e del popolo". Ma come, c'è stata una sorta di conferenza spirituale tra Dio ed il popolo, ed insieme hanno deciso di incoronare i Savoia? L'Arcangelo Gabbriele è forse apparso in sogno a tutti gli italiani e ha fatto un sondaggio? San Pietro ha fatto un gruppo su Facebook "Che ne pensi dei Savoia come famiglia reale italiana?". Ovviamente no, si trattava di trovare una legittimazione mista; alla borghesia colta si riconosceva il  diritto elettivo, al popolo incolto, non riconoscendo loro nessun diritto elettivo, si raccontava la vecchia storia dello spirito santo e della volontà divina. Ovviamente tra chi aveva una cultura c'era chi voleva conservare per se quel potere, e chi voleva progredire verso l'allargamento del potere a tutto il popolo. Infatti furono sempre le forze progressiste (intellettuali) ad insistere sulla necessità di dare una cultura al popolo, quelle conservatrici (artigiani-industriali) si sentivano come una nuova aristocrazia.

Con il tempo furono le forze progressiste ad avere la meglio, e l'educazione diventò un principio di democrazia che portò con il tempo ad un suffraggio universale. Questa è di fatti la situazione in cui l'Europa si trovò alla fine delle guerre mondiali: democrazia a suffraggio universale. In teoria questo concetto avrebbe dovuto funziare così: 
Il cittadino viene educato dallo stato tramite la scuola, ed una volta raggiunta la maggiore età ha sviluppato una coscienza ed un sapere critico che gli permettono di esercitare liberamente il proprio diritto elettivo. 

Ossia tramite la cultura ci vengono dati i mezzi per poter controllare il potere. Come mai allora il potere ci è ancora sconosciuto? Come mai non riusciamo a dargli una forma precisa? In teoria il potere siamo noi, noi lo deleghiamo ai politici, eppure sentiamo che il potere è ancora qualcosa che ha vita propria, il potere ci sembra essere fine a se stesso.
Torniamo alla teoria e vediamo se qualcosa in effetti non funziona, se qualcosa nell'equazione non torna:

Il cittadino viene educato dallo stato tramite la scuola, ed una volta raggiunta la maggiore età ha sviluppato una coscienza ed un sapere critico = egli esercita liberamente il proprio diritto elettivo.

Analizziamo gli elementi.

Chi è il cittadino è oggi una domanda a cui possiamo rispondere con più facilità dato che ogni costituzione ne da una definizione.

Cos'è la scuola? La scuola è un concetto rivoluzionario. Mentre prima il potere si aveva per diritto di nascita, poi per ceto, poi per reddito e sesso, ora il potere lo si da a tutti, ma tutti hanno l'obbligo di guadagnarsi questo potere tramite la scuola. Questo è il semplice motivo per cui la scuola è obbligatoria. Quindi la scuola è un mezzo di formazione, che da a tutti i cittadini gli strumenti per usare il proprio potere.

Quali sono questi strumenti? Coscienza e sapere critico, sono gli strumenti con il quale ognuno di noi ha l'abilitá di capire un messaggio, elaborare una propria opinione personale, ed infine esprimere il proprio parere a riguardo, senza che nessun'altro debba intervenire per interpretare il messaggio. Quando questo messaggio è un programma politico, il cittadino capisce se quelle idee sono per lui dannose, valide, inutili, pericolose etc.

Se questo processo ha funzionato, il cittadino esercita liberamente il proprio diritto elettivo. Di conseguenza gli appare chiaro cosa sia il potere, e sarà in grado di vedere nel suo parlamento quali forze elette difendono e promuovono le sue posizioni, e quali vanno contrro i propri interessi.

Questo processo è presente, nella teoria, in tutte le democrazie occidentali, soprattutto in quelle europee dove il diritto allo studio è specialmente sviluppato (sulla carta).

Ovviamente se il potere è ancora un concetto a noi oscuro, un problema ci deve essere. Questo ci è testimoniato dal fatto stesso che l'affluenza alle urne si fa sempre più scarna; i cittadini non sentono ne il dovere, ne il diritto del voto.

Qualcosa ha fatto interferenza nel processo di formazione, qualcosa ha intaccato la coscienza ed il sapere critico, di conseguenza i cittadini non riescono ad elaborare i messaggi politici, e se votano comunque non comprendono l'effetto del loro voto.

Abbiamo detto che la scuola è un mezzo di formazione, ma non è l'unico. La televisione é un'altro mezzo di formazione, ma mentre all'inizio questi due giganti media correvano sullo stesso binario (ad esempio con programmi televisivi che insegnavano l'Italiano, varietà culturali e informazione critica), negli ultimi decenni la televisione si è trasformata, ed ha preso la via opposta dell'istruzione scolastica. In Europa è stato importato il concetto di televisione americana, dove il suo scopo non è formazione culturale ed informazione critica, bensì si tratta di intrattenimento e spettacolo. In questo modo ogni cittadino si trova ad essere sottoposto a due media che hanno lo stesso ruolo di formazione ed informazione, ma due scopi diversi.

La scuola come abbiamo detto forma cittadini liberi, poichè capaci di un'analisi critica autonoma, senza intervento di terzi.

La televisione ha l'obbiettivo di creare masse omogenee a cui vendere i prodotti che pubblicizza.

Le conseguenze si possono spiegare con la fisica di base: se due forze si scontrano sarà la più forte ad avere la meglio. Chi è più forte, la scuola o la televisione?

Il potere ci è ignoto perchè la nostra abilità di coscienza e sapere critico, sono fortemente danneggiati dalla televisione, il cui scopo è quello di formare i cittadini come masse omogenee di consumisti, esattamente come un tempo eravamo una massa omogenea di ignoranti, che ritenevano legittimo un Rè investito di potere da un Papa che chiacchierava con lo Spirito Santo...

Siamo un popolo in catene, ma le catene sono così piacevoli che alcuni di noi sarebbero anche disposti a combattere per difenderle. Abbiamo davanti agli occhi un'immagine distorta della realtà. Abbiamo letteralmente uno schermo che ci dice com'è il mondo e ce lo dice talmente forte che ogni altra voce diventa noiosa, assolutamente non degna di essere ascoltata. Siamo schiavi felici di essere schiavi, siamo felici se siamo in accordo con il mondo, e se il mondo-schermo ci dice che comprare un oggetto ci inserisce in un livello di felicità, noi compriamo e ci sentiamo felici. Se non siamo liberi non siamo uomini o donne, siamo solo pesci rossi che godono fino all'estasi se qualcuno batte il dito sull'acquario.



A.U.